F.I.D.A.L.
Comitato Regionale Lombardo
Commissione Medica - Centro Studi & Ricerche
ALIMENTAZIONE IN ATLETICA
LEGGERA
a cura di LORENZO SOMENZINI
di ENRICO ARCELLI medico sportivo
Forse gli allenatori e gli atleti non seguono i
consigli dei dietologi per un motivo molto semplice:
in passato i libri di alimentazione dello sport sono stati spesso scritti da
chi non aveva mai seguito da vicino un vero atleta.
I consigli che venivano dati, dunque, erano talvolta assai lontani dalla
pratica del campo.
Questi, invece, sono scritti da chi, al rigore che deriva da una profonda
conoscenza dei problemi teorici della nutrizione, unisce un quotidiano
contatto con sportivi di tutti i livelli, di tutte le discipline e con
problemi molto vari.
E' per questo che può ( e deve ) essere consultato da coloro che vogliono
mettere in pratica quanto viene indicato, al fine di migliorare la propria
efficienza attraverso una corretta alimentazione sia nelle fasi di
preparazione generale, sia nel periodo che precede una gara, sia nei
delicati momenti della competizione e che non vogliono incorrere in alcuni
di quei problemi che possano capitare a chi si allena con assiduità.
Introduzione
Ancora oggi vi sono molte false credenze nel campo
dell'alimentazione sportiva: alcune sono vecchie abitudini che fanno a pugni
con le nuove linee dietetiche, altre sono più recenti, spesso ideate da chi
crede che i problemi nutrizionali degli atleti siano del tutto simili a
quelli degli individui sedentari.
L'impegno fisico, invece, è notevole e non si può pensare di arrivare alla
gara senza un'adeguata preparazione, sia fisica, sia alimentare.
Una dieta adeguata, dunque, deve soddisfare le richieste
energetiche e concorrere al raggiungimento e al mantenimento di un'ottimale
stato di salute.
La strategia alimentare deve anche prevedere la reintegrazione
degli elementi nutritivi (sali minerali, vitamine), le cui carenze possono
pregiudicare la prestazione, dove è possibile, apportare quei principi
nutritivi specifici (energia e proteine) che sono in grado di migliorare il
rendimento organico sia in allenamento, sia in gara.
Tenendo conto di questi presupposti si può predisporre per il
periodo di preparazione uno schema alimentare generale, che va comunque
adattato alle esigenze specifiche e alle abitudini dell'atleta (orari
diversi per gli allenamenti, intensità delle sedute di training e cosi via).
E' importante, quindi, che la dieta giornaliera tenga conto di
una certa varietà dei cibi, delle loro caratteristiche e dell'equilibrio che
risulta indispensabile per avere dagli alimenti il massimo risultato.
Parte Generale
Le varie componenti
alimentari
Tutti gli alimenti che
troviamo comunemente sulle nostre tavole sono composte da principi nutritivi
di alcuni tipi differenti gli uni dagli altri.
Quando i cibi, una volta mangiati, passano nello stomaco e nella prima parte
dell'intestino vanno incontro alla digestione; in seguito a questa
scomposizione, si hanno particelle elementari (amminoacidi dalle proteine,
acidi grassi, monosaccaridi, dai carboidrati), che come tali passano nel
sangue, cioè vengono assimilate.
Mentre carboidrati, proteine e grassi apportano anche calorie, vitamine,
minerali e acqua non sono considerati elementi calorici, ma sono comunque
fondamentali per il pieno benessere, specialmente se si conduce una vita
attiva.
Per esempio, la carenza di un solo minerale o di una sola vitamina può
causare malattie.
La perdita di quantità anche apparentemente non elevate di acqua, invece,
può determinare un evidentissimo calo di prestazioni e anche disturbi di una
certa entità.
IN QUALI ELEMENTI TROVIAMO:
|
I
CARBOIDRATI |
Pasta - Riso -
Cereali e derivati - Legumi - Patate - |
|
|
Verdura - Frutta -
Zuccheri - Miele - Marmellata - Dolci |
|
I GRASSI (
di origine animale ) |
Burro - Panna - Mascarpone - Formaggi - Strutto |
|
(
di origine vegetale ) |
Olio d'oliva - Olio di semi - Margarina - Frutta secca |
|
LE
PROTEINE |
Carni (
bue,maiale,pollame,coniglio ) Pesce - Uova |
| |
Latte - Formaggi - Vegetali ( cereali e legumi ) |
ALCUNE REGOLE DA
OSSERVARE
Quando ci si siede a tavola, quindi è importante avere una chiara visione
delle caratteristiche dei vari elementi nutritivi, tuttavia vi sono alcune
regole da prendere in considerazione.
* Consumare
pochi grassi, preferendo quelli vegetali( per esempio, olio extra vergine d'
oliva) nei confronti di quelli animali (burro).
Per questo è bene limitare i condimenti, che comunque vanno usati crudi e
aggiunti misurando la quantità col cucchiaio (solitamente basta un cucchiaio
di olio per condire l'insalata).
Si deve inoltre moderare il consumo di insaccati e di carni grasse; anche
latte, formaggi e latticini si devono prendere in quantità moderate.
* Consumare
poco saccarosio, lo zucchero da cucina, e pochi cibi e bevande che ne sono
ricchi.
Piccole quantità di saccarosio (il cucchiaino da caffè) non causano
problemi, mentre l'assunzione di parecchi grammi di zucchero in una volta
sola può essere fonte di disturbi, tipo la debolezza o la " crisi di fame ",
che senza dubbio limita le capacità prestative.
* Consumare
poco alcool; il bicchiere di vino a pasto, per chi è abituato a berlo, va
bene; non si deve superare però questa quantità, che rappresenta un limite
che non nuoce all'organismo.
Gli alcolici si devono abolire in vista di uno sforzo fisico, specialmente
se si prevede di sudare molto, dal momento che l'alcool può influire
negativamente sulla regolazione della temperatura corporea.
* Consumare molte fibre, che sono contenute nella frutta, nella verdura, e
nei cereali integrali. Questi cibi devono essere presenti in ogni pasto, in
quanto una buona quantità di fibra mantiene la massima efficienza
dell'intestino.
LA CORRETTA
DISTRIBUZIONE DEI CIBI NEI VARI PASTI
Per mantenere
la migliore condizione fisica attraverso l'alimentazione non è sufficiente
fare attenzione alla qualità dei cibi, ma è indispensabile anche saper
distribuire i vari elementi nutritivi nell'arco della giornata.
La
prima colazione
deve fornire alimenti
sostanziosi e allo stesso tempo molto digeribili, soprattutto quando si
hanno diversi impegni al mattino.
Appena svegli si deve assumere una spremuta di agrumi, con lo scopo di
preparare lo stomaco ad accogliere gli altri cibi, che sono:
- cereali integrali o mousli ammorbiditi con poco latte o yogurt;
- pane ( più digeribile se tostato ) con miele o marmellata;
- tè o caffè ( evitare il caffelatte che comporta tempi di digestione più
lunghi del latte o del caffè presi separatamente );
- come dolcificante utilizzare il fruttosio anzichè il saccarosio.
Il
pranzo
a base di carboidrati, contenuto
nella quantità, favorisce l'efficienza nelle ore pomeridiane fornendo nel
contempo le energie necessarie per affrontare un pomeriggio di lavoro o una
seduta di allenamento.
La soluzione ottimale è rappresentata dal cosiddetto monopiatto, cioè una
porzione di di pasta o di riso, seguito o anticipato da un piatto di verdura
mista.
Negli altri casi il monopiatto può essere costituito anche da una porzione
di carne o di pesce. Come dessert si può assumere una fetta di dolce senza
crema ( crostata o marmellata, torta di mele ).
La
cena
deve completare le calorie della giornata, perciò si può iniziare il pasto
con un primo piatto di pasta o di riso asciutti o in brodo ( meglio se
vegetale ), da un secondo piatto di carne o pesce con contorno di verdure
miste ( condite con poco olio d'oliva ), da un dessert ( crostata o gelato
alla frutta ).
Per gli spuntini, che si possono collocare a metà mattina o a metà
pomeriggio, è consigliabile la frutta, che tra l'altro non va assunta al
termine dei pasti ( in quanto prolunga i tempi di digestione e provoca
fermentazioni intestinali ).
In questo modo le vitamine e i sali minerali in essa contenuti vengono
maggiormente assimilati.
Anche le
bevande
hanno un ruolo molto importante per mantenere un adeguato equilibrio
idrico-salino: si deve bere secondo i bisogni specialmente nelle giornate
calde e con allenamenti intensi.
E' opportuno ricordare, però, che una bevanda è veramente dissetante se
permane poco tempo nello stomaco e viene riassorbita nell'intestino
altrettanto velocemente.
E una bevanda molto ricca in sali e soprattutto in carboidrati ha dei tempi
di svuotamento gastrico molto elevati.
ESEMPIO DI SCHEMA GIORNALIERO
PRIMA
COLAZIONE
Spremuta
di agrumi, Cereali integrali o muesli con yogurt o latte oppure pane miele o
marmellata,Tè o caffè con fruttosio
SPUNTINO
ore 11
Frutta
PRANZO
Pasta o
riso ( con sugo a piacere, ma con pochissimi condimenti ) Verdura mista (con
poco olio extra vergine d'oliva), Un panino Acqua minerale
SPUNTINO
Frutta o
yogurt o tè con biscotti o porzione di crostata
CENA
Passato
di verdura o minestrone, Carne o pesce (una piccola porzione) Verdura mista
condita con olio extra vergine d'oliva Pane acqua minerale
L'ALIMENTAZIONE NEI GIORNI D'ALLENAMENTO
LA PRIMA COLAZIONE
Una prima colazione digeribile, ma nello
stesso tempo piuttosto sostanziosa deve "aprire" la giornata di lavoro. Si
possono comunque differenziare due tipi di comportamento, secondo il
programma tecnico.
NELLE
GIORNATE CON ALLENAMENTO POMERIDIANO
appena
alzati una spremuta di agrumi ( con almeno due o tre arance o, meglio, una
bustina di liofilizzato con vitamina C );
poi cereali integrali ( 1 o 2 formelle - magari la novità con
copertura di cioccolato - e 2-4 cucchiai di mousli ) ammorbiditi con una
quantità moderata di latte o in una porzione di yogurt; pane o fette
biscottate con miele o marmellata ( un paio di cucchiaini ) - chi lo
desidera, specialmente nella stagione invernale, puo mettere sul pane un
velo di burro; come bevanda calda, infine, va bene tè o caffè ( meglio se
dolcificato con fruttosio);
Per aumentare la quota proteica, si può assumere un uovo bollito
per tre minutio del formaggio o del prosciutto magro.
CON
ALLENAMENTO AL MATTINO
partendo
dal presuppostoche la colazione deve essere a base di carboidrati, si può
seguire lo schema precedente eliminando però i cereali integrali ed
escludendo o limitando al massimo latte, yogurt e alimenti ricchi di
proteine (prosciutto, uova, e formaggi). Come principio generale è sempre
meglio evitare il caffelatte, che ha tempi di digestione più lunghi nei
confronti del normale latte.
IL PRANZO
Anche
il pranzo ha una notevole importanza, specialmente se si assumono cibi al
rientro da un allenamento oppure se avviene quando è previsto un allenamento
pomeridiano.
Gli allenamenti devono senz'altro essere un supporto per l'organismo e non
un zavorra.
Per intendersi meglio la digestione non deve interferire con la prestazione,
anche se le sostanze nutritive, in particolar modo quelle energetiche,
devono fornire il carburante per i muscoli impegnati nello sforzo fisico.
Anche per il pranzo vediamo come ci si deve comportare.
DOPO
L'ALLENAMENTO DEL MATTINO
è
buona regola non mangiare subito dopo lo sforzo fisico, mentre sono più
importanti le bevande reintegratrici. E' bene lasciar passare alcune decine
di minuti prima di ingerire cibi solidi, che devono essere prevalentemente
carboidrati, quindi: -
una porzione anche abbondante di pasta o di riso (limitando i condimenti,
meglio l'olio extra vergine d'oliva anziché il burro; ottimo il sugo di
pomodoro, da solo o con verdure oppure un sugo con legumi).
Come secondo piatto, si può prendere una porzione piccola di carni bianche
(pollo, tacchino, coniglio) o di pesce magro ai ferri oppure arrosto; di
contorno va bene una porzione di verdure miste crude o cotte, condite con
poco olio extra vergine d'oliva, il tutto accompagnato da un panino, da
acqua minerale (non più di due bicchieri - può andar bene anche un bicchiere
di vino o di birra) e un caffè (per chi è abituato a prenderlo).
CON
ALLENAMENTO NEL POMERIGGIO
è
opportuno basare il pranzo sui carboidrati, quindi pasta o riso ( sempre con
sughi poveri di condimenti ), poi verdure miste (meglio cotte) con poco
olio, il solito panino e una porzione di dolce senza crema ( per esempio,
torta di mele ). Se vi è poco tempo a disposizione tra il pranzo e
l'allenamento (solo due ore), si possono evitare le verdure, scegliendo la
pasta o il riso e la porzione di dolce. La bevanda ideale rimane l'acqua
minerale, mentre sono da evitare gli alcoolici; anche un caffè è ammesso al
termine del pasto.
LA CENA
Per
concludere la giornata, la cena completa il rifornimento di sostanze
nutritive, seguendo uno schema abbastanza tradizionale, cioè all'italiana,
essa comprende un primo piatto asciutto o in brodo, un secondo co contorno,
pane e un dessert.
Il secondo piatto deve essere più abbondante del primo (magari solo un
passato di verdura o un minestrone con poca pasta), se si mangia pasta o
riso a mezzogiorno.
Il secondo piatto, per dare una certa varietà , potrebbe essere a base di
carne
( vitello, manzo, pollo, tacchino, coniglio; 3-4 volte la settimana), di
pesce (nasello, trota, palombo, sogliola, calamari; 2-3 voltela settimana),
di formaggi (meglio quelli freschi : 1-2 volte la settimana) e infine di
uova ( 1 volta la settimana ); il tutto con verdure miste
(crude se a pranzo le si è mangiate cotte) come contorno, condite con poco
olio extra vergine d'oliva. Sono da evitare i fritti e le salse
particolarmente piccanti.
Il panino, il dessert (macedonia di frutta, ananas o una fetta di torta
senza crema), l'acqua minerale e al massimo un bicchiere di vino o di birra
possono concludere il pasto serale. La sera precedente una giornata con un
allenamento particolarmente lungo e intenso è consigliabile evitare il vino
e le bevande alcooliche in genere; poi, oltre alle normali verdure, si
possono prendere patate lesse (per aumentare l'apporto di carboidrati) e
sempre per favorire "benzina" per i muscoli, è consigliabile una fetta di
torta senza crema o una porzione di crostata invece della frutta.
GLI
SPUNTINI
Nell'ambito
di una dieta giornaliera, oltre ai tre pasti
principali, hanno un ruolo importante anche gli spuntini, che si possono
collocare a metà mattina e a metà pomeriggio. In questi momenti della
giornata è indicata la frutta, in quanto se viene assunta lontano dai pasti
risulta più digeribile e i suoi principi alimentari (sali minerali e
vitamine) sono facilmente assimilabili. In sostituzione della frutta,
secondo specifiche esigenze, si possono assumere yogurt, pane con miele o
marmellata, tè con biscotti secchi oppure barrette energetiche, meglio se
ricche di carboidrati ma con pochissimi grassi (è bene evitare le brioches o
i dolci molto lievitati).
In
casi particolari, come AL TERMINE DI UN LUNGO ALLENAMENTO (che si protrae
fino al tardo pomeriggio), si consiglia uno spuntino molto digeribile con
carboidrati.
E' indicato del tè, dolcificato con fruttosio, una bevanda reintegratrice
(quelle gia pronte o da preparare con le bustine) per ripristinare ciò che
si è perso con la sudorazione e biscotti secchi oppure dolci senza creme o
pane con miele o marmellata.
Nei periodi di preparazione più intensa, si potrebbe far uso di integratori
proteici, meglio quelli con amminoacidi ramificati, da prendersi subito dopo
il lavoro fisico in misura individualizzata secondo la struttura corporea
dell' atleta e l' intensità dello sforzo compiuto.
Anche DOPO CENA PRIMA DI CORICARSI, molte persone prendono volentieri un
bicchiere di latte tiepido o una porzione di yogurt. E' un' abitudine
valida; in certi casi quando si ha allenamento il mattino dopo, si potrebbe
aggiungere anche un paio di cucchiai di cereali integrali o di muesli.
D' altra parte, questo è un altro momento per assumere integratori con
amminoacidi a catena ramificata in sostituzione dello spuntino a base di
latte o yogurt.
LE
BEVANDE
Le bevande da
prendersi nelle giornate con un impegno muscolare, infine, devono provvedere
al reintegro dell' acqua, poi a quello dei sali persi con la sudorazione e
solo in terza battuta a quello dell'energia.
Da questa premessa, secondo le moderne acquisizioni scientifiche, la bevanda
deve contenere pochi zuccheri ( meno di 40-50 grammi per litro) e pochi sali
( sodio e cloro meno di 20 mOsm/L; potassio e magnesio circa 3-5 mOsm/L ).
Tra le bevande da prendere sotto sforzo, si devono preferire quelle
contenenti fruttosio e maltodestrine, che sono senza dubbio più adatte di
quelle contenenti saccarosio e glucosio o altri zuccheri semplici; meglio
ancora se queste bevande sono isotoniche o ipotoniche.
E' necessario fare attenzione anche alla diluizione delle bibite preparate
con le buste: meglio mettere molta acqua per avere una soluzione dissetante,
piuttosto che ottenere una bevanda troppo concentrata col pericolo di andare
incontro a disturbi gastro-intestinali.
Durante l' allenamento è importante bere frequentemente ( ogni 10-20 minuti
) e a piccoli sorsi, cercando di prevenire la sete.
ESEMPIO DI SCHEMA SETTIMANALE
PER IL PERIODO DI ALLENAMENTO
PRIMA
COLAZIONE
- spremuta di
agrumi ( o una bustina di liofilizzato con vitamina C )
- cereali integrali ( in formelle o mueslei ) con latte o yogurt
pane con miele o marmellata
- tè o caffè ( dolcificato con fruttosio)
- eventualmente una piccola porzione di proteine ( un uovo bollito
per circa tre minuti, due fette di prosciutto o un pezzetto
di
formaggio fresco )
SPUNTINO
- frutta
PRANZO
- pasta o riso ( con sugo di pomodoro fresco, oppure con olio o
burro con parmigiano oppure con altri sughi poveri di grassi)
- verdura cruda mista ( insalata, pomodoro, carote )
- poco olio d' oliva ( aceto o limone a piacere )
- un panino
- acqua minerale ( 1-2 bicchieri )
SPUNTINO
Tè con 3-4 biscotti secchi oppure barrette energetiche con pochi grassi
CENA
- Pasta o riso ( o passato di verdura o minestrone)
- Carne o pesce o uova ( non fritti ) o formaggio
- Verdure miste ( cotte o crude ) condite con poco olio extra vergine d'
oliva
- Pane
- Acqua minerale ( eventualmente un bicchiere di vino o di birra )
- Dessert ( macedonia, ananas, torta senza crema )
DURANTE LA
GIORNATA
- bevande secondo i
bisogni ( 1-2 litri secondo la sudorazione )
- prima e durante l' allenamento ( bevande reintegratrici con sali minerali
e maltodestrine )
- dopo l' allenamento, ancora bevande reintegratici e integrazione con
aminoacidi ramificati.
L'
ALIMENTAZIONE PRE-GARA
Tutti gli
atleti sanno che una corretta alimentazione permette di essere sempre in
forma e di superare gli allenamenti più impegnativi, ma é fondamentale
seguire una dieta appropriata in vista delle gare, in particolar modo negli
ultimi due-tre giorni.
Si devono seguire, inoltre, alcune indicazioni per non appesantire stomaco e
intestino.
La prima regola per avere una digestione più facile é quella di ridurre il
contenuto di grassi nelle diverse portate.
Essi da un lato richiedono tempi lunghi per essere digeriti e dall' altro
allungano le fasi digestive dei cibi con i quali vengono presi.
Creano problemi anche quando arrivano nel sangue, dopo l' assimilazione: l'
aumento del tasso dei grassi nel sangue ( l' iperlipidemia ) infatti, riduce
l' efficienza del cervello.
Vanno evitati soprattutto i grassi fritti e quelli cotti a lungo; si deve
fare attenzione agli insaccati ( con la sola eccezione della bresaola e del
prosciutto crudo magro ), alle carni grasse e agli intingoli.
Anche i condimenti ( specialmente il burro e quelli animali ), i formaggi,
il latte il latte vanno ridotti.
Per condire va bene l' olio extra vergine d' oliva, sempre usato con
moderazione.
Per le
proteine si può fare un discorso analogo per i tempi lunghi di digestione,
ma sono comunque indispensabili, in particolar modo per le discipline di
velocità e di forza.
Per non avere grossi problemi digestivi, si devono ridurre le carni grasse
(meglio quelle bianche), le uova, il latte, i formaggi. Si consiglia dunque
l'assunzione di porzioni limitate di carne magra, cotta senza grassi, oppure
di prosciutto crudo privato della parte bianca (ricchissima di grassi) o di
bresaola. E' necessario far attenzione agli abbinamenti tra cibi che
richiedono processi digestivi differenti; si potrebbero avere problemi.
Non è il caso quindi di mangiare frutta a fine pasto se si desidera avere
una digestione rapida. Anche l'abbinamento di un piatto ricco di amidi
(pasto o riso) con un cibo proteico (bistecca o altri tipi di carne, uova,
formaggi) richiede tempi di digestione più lunghi di quelli necessari per
digerire soltanto l'uno o l'altro piatto; lo stesso discorso si può fare per
l'accostamento di due cibi proteici; carne e formaggio, uova e formaggio,
latte e carne, latte e uova.
Per agevolare i processi digestivi, in particolar modo se dopo il pasto si
ha un allenamento, è opportuno scegliere un primo o un secondo piatto, anche
abbondante come base del pasto stesso.
Per non avere problemi, si consiglia di eliminare gli alcolici, anche se
qualcuno dice che essi aiutano a digerire, in particolar modo nel caso in
cui si prevede di gareggiare con temperatura e umidità elevate. L'alcool
etilico, infatti, causa un cattivo funzionamento dei centri del cervello che
regolano la temperatura corporea e questo è uno svantaggio quando esistono
le condizioni ambientali peggiori ai fini dell'allontanamento del calore dal
corpo.
Nelle fasi
che precedono la gara è necessario garantire all'organismo dell'atleta un
sufficiente apporto di vitamine (in particolare la C, la A e la E), di
minerali e di oligoelementi; si consiglia, oltre a mangiare verdura cruda e
frutta, l'uso di integratori multi-vitaminici e multi-minerali formulati su
base alimentare (un paio di tavolette al giorno sono sufficiente) e 1 o 2
grammi di vitamina C, per completare i fabbisogni raccomandati, che
sicuramente non vengono raggiunti con la normale alimentazione. Questa
integrazione è senza dubbio più salutare rispetto a quella su base
farmacologica (uso esagerato di vitamine e minerali in capsule o in
compresse secondo una moda americana.
Altro tema
molto dibattuto è quello delle integrazioni energetiche, specialmente nei
due-tre giorni che precedono la prova. Alcune ricerche scientifiche
confermano che l'assunzione di carboidrati immediatamente prima e durante
l'esercizio fisico può determinare un miglioramento delle prestazioni e un
risparmio delle riserve energetiche dell'organismo (glicogeno dei muscoli e
del fegato).
Per questo motivo si possono prendere nei momenti di massimo impegno
(soprattutto nelle gare lunghe) soluzioni con fruttosio e maltodestrine,
cioè carboidrati a rapida assimilazione che risultano un valido supporto per
l'atleta.
Nei momenti di recupero o di pausa, si consiglia anche l'assunzione di
barrette energetiche con pochi grassi.
Non ci si
deve dimenticare anche di un ricostituente per i muscoli, in particolar modo
si fa riferimento all'integrazione con aminoacidi ramificati, che possono
facilitare la ricostruzione dei tessuti muscolari danneggiati
dall'allenamento e favoriscono quindi la sintesi proteica. Le ricerche
internazionali in merito hanno dimostrato che questi elementi nutritivi
possono agevolare anche il recupero della fatica. Sono sufficienti 10 - 15
grammi giornalieri di ramificati, presi in parte dopo gli allenamenti più
intensi e in parte prima di coricarsi, per garantire un ottimale stato di
forma fisica e muscolare. Questo tipo di integrazione, oltre che durante
fasi di allenamento particolarmente intense, è utile nelle tre-quattro
settimane che precedono la gara importante.
IL GIORNO
DI GARA
Il giorno
in cui è prevista una gara è sempre piuttosto delicato anche per i
"veterani", specialmente se si tratta di un appuntamento importante. Possono
intervenire problemi psicologici a cambiare le carte in tavola, oppure basta
una "virgola" che vada per il verso sbagliato per far vedere tutto il mondo
ingigantito. In questi momenti non si può sbagliare nulla, anche
l'alimentazione ha un suo ruolo indispensabile e deve risultare un valido
supporto per l'organismo dell'atleta.
E' importantissimo l'ultimo pieno prima del via: il pasto pre-gara, dunque,
andrebbe consumato almeno due-tre ore prima della partenza e dovrebbe essere
a base di carboidrati.
Se la
competizione si svolge durante la mattinata, quindi la prima colazione (a
base di carboidrati) può seguire il seguente schema:
- pane con miele o marmellata
- 2-3 biscotti secchi o una porzione di torta senza crema
- tè o caffè (dolcificato con fruttosio)
* eventualmente per chi è abituato, si può sostituire il pane con miele con
un
piatto di pasta condita con poco olio e una spolverata di parmigiano grat-
tugiato.
Se invece
la gara è in programma nel pomeriggio, la prima colazione è simile alla
precedente indicazione, mentre per lo spuntino di metà mattina la frutta va
sostituita con una porzione di dolce senza creme e pochi grassi o con un tè
e dei biscotti secchi oppure con una barretta energetica con pochi grassi.
Anche il pranzo subisce alcune variazioni: va bene la pasta o il riso, ma
vanno sostituite le verdure e l'olio con una porzione di crostata o di dolce
senza crema.
In
seguito, nell'ora che precede la partenza, si consiglia un piccolo
rifornimento di liquidi e di energia; se la gara è lunga, si possono
assumere carboidrati anche solidi in piccola quantità (pane con miele o
marmellata, torta senza crema o barretta energetica con pochi grassi); se la
gara è di breve durata, molto meglio quelli liquidi, tipo fruttosio e
maltodestrine.
Nei 10-15 minuti prima della partenza sono indicate bevande integratrici con
una percentuale ridotta di zuccheri (non più del 5%) e con una piccola
presenza di sali, magari sotto forma di aspartati (che hanno un'efficace
azione anticrampi):
Queste bevande devono essere ipotoniche, in quanto sono formulate per una
rapida ed efficace reidratazione, contrariamente a quanto avviene per altre
bevande troppo concentrate in zuccheri e in sali (bevande ipertoniche).
Sarebbe opportuno, invece, moderare l'uso di bevande dolci e gassate, mentre
coloro che sono abituati a berlo, possono prendere un caffè (magari 20-30
minuti prima della partenza).
DURANTE LE
GARE DI LUNGA DURATA
(tipo corse lunghe, salti, lanci, prove multiple)
Per prima
cosa è indispensabile fornire all'organismo i liquidi per reintegrare ciò
che si perde con la sudorazione. Vanno bene le bevande già pronte o quelle
che si preparano con le bustine e che, per essere effettivamente dissetanti,
rispettano le indicazioni viste in precedenza, cioè non devono avere
concentrazioni di zuccheri superiori al 5% e un'osmolarità (il metro per
misurare la concentrazione di una soluzione) che sia inferiore alle 300
mille Osmoli per litro (è sufficiente leggere l'etichetta). In questo tipo
di competizione, si può anche prevedere qualche alimento solido da prendersi
nelle pause di attesa: vanno bene i cibi ricchi di carboidrati (pane, fette
biscottate, biscotti secchi, miele, marmellata). L'eventuale assunzione di
frutta o di succhi di frutta dovrebbe essere limitata a quantità minime o
meglio evitata, in quanto potrebbe provocare fermentazione intestinale. Si
possono prendere anche barrette con maltodestrine e fruttosio (gli zuccheri
più adatti per chi fa sport), arricchite con proteine e con aminoacidi a
catena ramificata (ottimo ricostituente per i muscoli) e povere di grassi
per una facile digestione e per una rapida assimilazione. Secondo le più
recenti ricerche internazionali, l'assunzione di carboidrati immediatamente
prima e durante l'esercizio fisico permette di migliorare la prestazione e
di risparmiare le riserve di glicogeno (accumulato nei muscoli e nel
fegato).
Il supporto di energie di rapida assimilazione si può attuare anche
attraverso bevande con fruttosio e maltodestrine, da assumere a intervalli
regolari. In questo modo si dovrebbero evitare le cosiddette "crisi di fame"
o le "cotte", che riducono notevolmente le capacità prestative.
AL TERMINE
DELLA GARA
Per
accelerare il recupero, nelle fasi successive alla gara, è opportuno
dissetarsi con soluzioni idrico-saline anche un pò più ricche di carboidrati
(che superano la percentuale del 5%) in modo da ripristinare velocemente gli
elementi persi con la sudorazione.
Si possono prendere anche soluzioni altamente energetiche nei minuti
successivi al termine di una gara lunga; una quantità di 40-50 grammi di
zuccheri semplici (fruttosio e maltodestrine, ma anche saccarosio o
glucosio) incrementano notevolmente (fino a 2-3 volte) la velocità di
ricostruzione delle riserve energetiche muscolari.
In un secondo tempo, all'incirca un paio d'ore dopo il termine dello sforzo
fisico, si può passare a un'alimentazione solida, ma sempre ricca di
carboidrati. Sono consigliati dunque pasta, riso (magari preparati in brodo
vegetale), pane, verdure, frutta, dolci.
Per agire anche in maniera più mirata sul recupero muscolare, si può far
ricorso agli integratori a base di aminoacidi a catena ramificata che hanno
la caratteristica di agevolare la ricostruzione delle proteine muscolari,
consumate o danneggiate durante l'esercizio fisico intenso. Do norma, si
consiglia di assumere una parte appena concluso l'esercizio fisico e
un'altra frazione dopo cena prima di coricarsi.
SCHEMA
RIASSUNTIVO
PRIMA E
DURANTE LA GARA
Nell'ora
precedente:
piccolo rifornimento di liquidi (integratori idrico-salini) e di energia
(fruttosio e maltodestrine anche in barretta).
Durante la
gara:
- bevande reintegratrici ipotoniche (con minerali, aspartati, vitamine,
fruttosio,
maltodestrine);
- alimenti solidi ricchi di carboidrati (nelle gare lunghe e per gli atleti
abituati
a prenderli, ma in piccole quantità), eventualmente con pochissime
proteine
e con pochissimi grassi;
DOPO LA
GARA
- bevande
reintegratrici (isotoniche o anche ipertoniche)
- soluzioni altamente energetiche, quindi ricche di carboidrati (fruttosio
e
maltodestrine, in misura di circa 1 grammo per chilogrammo di peso
corporeo)
- integratori con aminoacidi a catena ramificata per il recupero muscolare
(circa 6-7 grammi, da sommare alla stessa quantità da prendere dopo cena,
prima di coricarsi).
DOPO DUE
ORE
si può
ripetere l'assunzione di bevande ricche di zuccheri oppure ci si può mettere
a tavola, mangiando in modo non eccessivo e preferendo cibi ricchi di
carboidrati:
- pasta o riso (asciutti o in brodo)
- una piccola porzione di proteine (carni bianche o prosciutto magro)
evitando sughi o condimenti eccessivi
- verdura mista (tipo patate, carote, fagiolini lessi)
- poco olio d'oliva
- una porzione di dolce senza crema
- acqua minerale
L'ANEMIA
DELL'ATLETA
Molti
atleti, in particolar modo quelli che praticano discipline di fondo, che si
allenano molto intensamente, spesso lamentano cali di prestazione. Una delle
cause della diminuita efficienza è imputabile a una carenza di ferro, che
può portare anche alla cosiddetta "anemia dell'atleta".
Con questa definizione si intende una diminuzione del numero dei globuli
rossi e dell'emoglobina e si indica in 15 grammi di emoglobina per 100 cc di
sangue (14,5 per le donne) il valore di riferimento per gli atleti che
praticano discipline nelle quali è importante la capacità del sangue di
trasportare ossigeno. Questi indici però sono molto soggettivi e quindi è
necessario fare una valutazione anche di altri esami ematici eseguiti
dall'atleta nel passato. La carenza di ferro (che fa parte della molecola
dell'emoglobina col compito di legare l'ossigeno) porta a conseguenze che si
ripercuotono non solo a livello di sangue e sulla possibilità dei muscoli di
utilizzare l'ossigeno stesso, per cui la prestazione scade notevolmente. Per
un ottimale funzionamento dell'organismo dell'atleta, è necessario che le
"entrate" del ferro pareggino le "uscite".
Come fare?
Nel nostro corpo, per far fronte alle necessità di tale elemento, si sono
sviluppati complessi sistemi di proteine deputate all'assorbimento, al
trasporto, all'utilizzo e al deposito del ferro assorbito con la dieta.
A questo proposito si può dire che esiste un difficile equilibrio tra il
ferro perso quotidianamente (attraverso il sudore, le urine e le feci) e
quello che l'organismo recupera con gli alimenti. Abitualmente, infatti,
l'uomo assume con i cibi alcuni milligrammi di ferro al giorno, ma soltanto
una piccola parte, spesso inferiore al 10%, viene assimilata.
E' importante chiarire anche che negli alimenti il ferro può essere
presente nella forma eme (cioè emoglobina o mioglobina) o non eme. Il
ferro-eme è quello presente nelle carni, nelle frattaglie e nei pesci e
viene assorbito più facilmente a livello intestinale.
D'altra parte il ferro non-eme è quello dei vegetali e risulta meno
assorbibile in quanto tende a legarsi a sostanze che ne diminuiscono
ulteriormente l'assorbibilità.
Da alcune valutazioni dei diari alimentari di atleti di discipline di fondo
appare evidente che molti consumano alimenti con scarso contenuto in ferro,
in particolare poco ferro-eme (poche carni), dal momento che la loro dieta
privilegia latte e formaggi (poverissimi di ferro) e cibi ricchi di
carboidrati.
In questo caso è importantissimo mangiare cibi ricchi di ferro eme, quali i
prodotti della pesca e le carni bianche, che apportano anche quantità di
grassi inferiori alle carni rosse.
Se dunque si rileva dagli esami del sangue una carenza di ferro, è
necessario ricorrere a una alimentazione appropriata, cioè con buone
quantità di carne o di fegato.
Si deve tener conto che alcune sostanze presenti nei cibi, in particolare
quelle di origine vegetale come gli ossalati, i fitati, i carbonati, i
fosfati e i tannini del vino, del caffè e del tè, nonché le proteine del
latte e delle uova, favoriscono la formazione dei complessi del ferro che
sono insolubili e quindi non assorbibili.
L'acidità gastrica e alcune sostanze antiossidanti, in particolare la
vitamina C,
tendono a ostacolare la formazione di questi complessi insolubili e, al
tempo stesso, a facilitare il passaggio del ferro dallo stato di ione
ferrico (cioè con tre cariche positive, come si trova di solito negli
alimenti) a quello di ione ferroso (con due cariche positive), che risulta
più assorbibile.
Come confermato da alcune ricerche, è consigliabile assumere ogni mattina a
digiuno una spremuta di agrumi per fornire all'organiscmo una buona quantità
di vitamina C; siccome è necessario assumerne almeno un grammo, è molto
meglio prendere dei preparati che garantiscano la razione raccomandata di
tale vitamina. In questo modo si ha la possibilità di evitare stati di
carenza di ferro, specialmente se si mangiano anche carni e fegato, che
comunque non vanno accompagnati nè da pane né da amidi, nè da altri cibi,
per lo più vegetali e cereali, che ostacolerebbero l'assorbimento del ferro.
E' permesso soltanto spremere molto limone sulle carni.
In questo modo possono essere assorbiti anche alcuni milligrammi di ferro in
una volta sola. Questo piccolo pasto deve essere fatto a stomaco vuoto
(almeno due ore dopo un pasto precedente), facendo attenzione a non mangiare
nulla nelle due ore successive.
La sua collocazione nella giornata di solito non crea problemi per gli
atleti, i quali possono impostare la distribuzione dei cibi frazionando i
pasti e prendendo la carne anche a metà mattina o a metà pomeriggio, quasi
al posto di uno spuntino, in rapporto agli impegni di allenamento, di lavoro
o di studio.
Questa strategia, che viene detta dieta di Tredici, Jacoponi, Arcelli, si
dovrebbe attuare un paio di volte la settimana durante il periodo invernale
(quando si suda di meno) e tre o più volte d'estate, specialmente per chi ha
la tendenza all'anemia. E' indicata anche per quattro o cinque volte la
settimana, da ripetersi anche per venti-trenta giorni, per chi è già
anemico.
In questi casi, soprattutto quando i livelli di emoglobina e di sideremia
sono bassi, si può ricorrere a un'integrazione alimentare a base di
tavolette o soluzioni contenenti ferro, meglio se già legato a proteine; è
opportuno anche ridurre il carico di allenamento e di evitare di sudare in
abbondanza.
Per gli allenamenti si dovranno preferire le ore più fresche della giornata
e adottare un abbigliamento leggero; anche il programma della preparazione
deve subire qualche variazione: è bene ridurre la durata dell'impegno
fisico, con una prevalenza della qualità sulla quantità del lavoro.
GLI
INDICATORI DEL FERRO ORGANICO
Alcuni
parametri ematici che si determinano in laboratorio ci danno utili
informazioni sullo stato del ferro; eccoli:
SIDEREMIA
- ferro circolante nel
plasma legato alla transferrina; tende a diminuire nella carenza di ferro:
TRANSFERRINA - proteina
che trasporta il ferro e che circola libera, cioè priva di ferro, nel
plasma; tende ad aumentare negli stati di carenza di ferro.
SATURAZIONE DELLA TRANSFERRINA
- indica la quantità percentuale di transferrina circolante che è legata al
ferro.
FERRITINA
- indicatore dell'entità
dei depositi di ferro nei tessuti.
LA DIETA
DI TREDICI-JACOPONI-ARCELLI
Del tutto
naturale e di facile applicazione, prevede l'assunzione di ferro-eme, sotto
forma di carni di qualunque tipo, da prendere lontano dagli altri cibi, ma
assieme a vitamina C, che favorisce l'assorbimento del ferro.
Ecco, in pochi punti, come comportarsi:
1 -
mangiare a stomaco vuoto un piatto di carne magra, più o meno cotta secondo
i gusti personali; 80-100 grammi di fegato o di carne di cavallo oppure
140-180 grammi di carne bovina o di pollo o di coniglio o di pesce (sulle
carni si può spremere molto limone).
2 -
prendere insieme alla carne della vitamina C (in compressa o meglio in
bustina da sciogliere in acqua).
3 - con la
carne e la vitamina non mangiare nient'altro, tanto meno pane, grissini,
cracker, pasta, riso, vino, tè, caffè, latte, uova, in quanto in questi
alimenti sono contenute sostanze che rendono meno assorbibile il ferro della
carne.
4 - nelle
due ore successive non prendere nulla, se non acqua o spremute di agrumi.
5 - questo
pasto a base di carne può essere consumato a qualunque ora, comunque lontano
dai pasti principali.
6 - questa
strategia si può attuare due volte la settimana d'inverno e tre d'estate
(quando si perde tanto ferro con il sudore); ogni atleta scoprirà da solo la
frequenza ideale, osservando con l'aiuto di un medico, le variazioni degli
esami del sangue.
LA DIETA
IPERGLICIDICA PER LE GARE DI FONDO
Nelle
discipline sportive di fondo, oltre a una particolare preparazione, è
necessario seguire delle strategie alimentari per rifornire l'organismo in
modo adeguato.
Per questo si deve impostare una dieta ricca di carboidrati, che vengono
considerati il carburante ideale.
E' ormai noto da parecchi anni che un'alimentazione a base di pasta, riso,
pane, patate, dolci, verdura e frutta può far aumentare le scorte di
glicogeno, che è una specie di amido, costituito da parecchie molecole di
glucosio legate le une alle altre. Il glicogeno viene immagazzinato nei
muscoli e nel fegato dopo un processo di sintesi che ricava la "materia
prima " (il glucosio) proprio dai cibi ricchi di carboidrati.
In un atleta allenato che si alimenta con molti carboidrati si possono
registrare presenze di glicogeno nei muscoli che vanno dai 2.5 ai 3 grammi
per cento grammi di muscolo, per un totale di 500-700 grammi in un atleta di
70 chilogrammi.
Come fare dunque a riempire le riserve organiche?
Negli anni scorsi alcuni studiosi misero a punto dei sistemi per arricchire
muscoli e fegato di glicogeno.
Essi prevedevano un periodo di tre giorni con un'alimentazione di soli
lipidi e proteine e un allenamento piuttosto tirato al fine di affamare di
zucchero i muscoli. Nei tre giorni successivi la dieta cambiava radicalmente
lasciando via libera ai carboidrati che risultavano la fonte principale per
aumentare le scorte dei serbatoi.
Questa particolare dieta venne definita dissociata, per il motivo che le
sostanze nutrienti non erano assunte insieme, ma separatamente: nella prima
fase proteine e grassi (dieta ipoglicidica), nei successivi tre giorni
carboidrati (dieta iperglicidica).
Ci si rese conto, però, che questa strategia non era perfetta.
A parte il fatto che l'atleta doveva rinunciare per tre giorni a pane,
pasta, riso, frutta, dolci, succedeva che la diminuzione del glicogeno nei
muscoli, rendeva molto faticoso l'allenamento.
D'altra parte l'abbassamento del tasso di glucosio nel sangue (ipoglicemia)
provocava stanchezza e difficoltà nello svolgere il lavoro fisico.
Un altro fattore negativo, riguardava l'aumento del peso corporeo, che
dipende non soltanto dall'incremento del glicogeno, ma anche dal fatto che
nei muscoli il glicogeno è molto idratato: ogni grammo di questo carboidrato
lega 2.5-3 grammi di acqua.
Per questa ragione, molti atleti, che hanno seguito questa dieta, hanno
dichiarato di sentire i muscoli gonfi.
Pertanto si è pensato di portare qualche modifica alla dieta dissociata,
mantenendo però i principi giusti per un buon rifornimento, come quelli
della seconda fase, cioè la dieta iperglicidica, che può dare molti
vantaggi.
Attualmente si consiglia agli atleti di adottare una dieta ricca di
carboidrati nei due-tre giorni che precedono la gara, in cui un po' di
elasticità è permessa; per esempio, si possono mangiare piccole porzioni di
formaggio o di prosciutto, salvo nei due-tre pasti che precedono la
competizione, dove è opportuno non trasgredire le raccomandazioni. Ci si
deve ricordare però di non esagerare con gli zuccheri semplici: miele,
marmellata, bevande o cibvi ricchi di zuccheri, vanno assunti in quantità
non superiori alla norma.
Nel caso di prove particolarmente impegnative, quali una maratona o una
cento chilometri, si può consigliare di prolungare la dieta iperglicidica a
quattro giorni, sempre preceduta da un giorno di dieta ipoglicidica (con
cibi ricchi di proteine e di grassi, ma poveri di carboidrati) in cui sia
previsto anche un lavoro fisico di una certa entità per "consumare" un po'
di glicogeno e quindi affamare i muscoli.
Una simile strategia va comunque provata in una fase di allenamento per
avere una valutazione delle reazioni dell'organismo.
Solitamente il risultato è positivo, in quanto non si parla più di dieta
dissociata, ma di una strategia meno rigida e più adatta ai bisogni dei
muscoli di un atleta.
Vi è la convinzione che avendo più riserve di glicogeno,i muscoli possano
lavorare meglio, senza consumare grosse quantità di proteine; questo fatto
comporta quindi dei recuperi dopo le gare ancora più rapidi con possibilità
di riprendere gli allenamenti un paio di giorni dopo.
CIBI E
BEVANDE PER LA DIETA IPERGLICIDICA
MOLTO
ADATTI
pasta, riso, pane, grissini e crackers senza grassi, biscotti e dolci senza
panna e creme;
frutta (tranne quella secca e oleosa, tipo noci, nocciole, arachidi e
mandorle);
legumi, ortaggi er verdure.
DA
PRENDERE NELLA QUANTITA' ABITUALE
miele, marmellata, zollette di zucchero o tavolette di fruttosio;
bevande dolci (cole, aranciate); latte magro.
DA
PRENDERE IN QUANTITA' LIMITATA
carni magre, pesce (cucinati senza grassi);
prosciutto crudo sgrassato, bresaola.
DA EVITARE
(O DA PRENDERE IN QUANTITA' MINIMA)
olio e burro (piccole quantità per pasta, riso, insalata);
salumi;
latte intero, formaggi (sono ammessi la ricotta magra e il grana per la
pasta o il riso);
uova.
UNA
GIORNATA DI DIETA IPERGLICIDICA
PRIMA
COLAZIONE
- spremuta di agrumi anche zuccherata;
- latte magro; caffè o tè anche zuccherati;
- pane o fette biscottate con miele o marmellata,
oppure cereali integrali, oppure biscotti magri.
SPUNTINI
- pane con miele o marmellata; oppure frutta; oppure una fetta di crostata;
- eventualmente caffè o tè anche zuccherati.
PRANZO E
CENA
- pasta o riso con salsa di pomodoro fresco (eventualmente con poco burro
od olio aggiunti prima di servire in tavola) oppure pasta o riso con poco
olio
d'oliva o burro crudo e formaggio grana;
- eventualmente poco prosciutto crudo; oppure una piccola porzione di
carne magra (o pesce o fegato) ai ferri; oppure ricotta;
- patate e/o carote bollite, con limone, oppure con prezzemolo aceto e
pochissimo olio d'oliva;
- frutta (mele, pere, arance, banane e altri frutti di stazione, ma non
frutta
secca); oppure sorbetto di frutta; oppure una fetta di crostata;
- pane, acqua o birra o vino o bibite gassate.
GLOSSARIO
ADIPOCITI
cellule che raccolgono il grasso corporeo: sono dei veri e propri depositi;
il loro numero dipende da caratteri genetici, mentre il loro sviluppo è
condizionato dall'alimentazione.
ALIMENTO O CIBO
sostanza di cui si ciba abitualmente l'uomo e gli apporta nutrienti
AMINOACIDI
componenti di base delle proteine: hanno caratteristiche diverse e sono una
ventina; una decina di essi vengono detti essenziali, perché il nostro
organismo non è in grado di fabbricarli e perciò deve ricavarli direttamente
dai cibi.
AMINOACIDI A CATENA RAMIFICATA
sono tre degli aminoacidi essenziali; favoriscono la sintesi di nuove
proteine e vengono utilizzati dal nostro organismo anche a scopo energetico.
Le più recenti ricerche indicano un'assunzione giornaliera di 0,2-0,3 g di
aminoacidi ramificati per chilo di peso corporeo, da suddividere in parte
prima (un'ora circa), subito dopo l'allenamento e la sera prima di andare a
letto.
Per esempio, un atleta di circa 65 chili di peso dovrebbe assumerne 12-18
grammi al giorno, secondo i diversi tipi di allenamento (3 g prima, 5 g dopo
un allenamento di media intensità e 4 g prima di coricarsi, oppure 6 g
prima, 7 g dopo un allenamento di alta intensità o con ripetute o con salite
e 5 g prima di coricarsi).
ANTIOSSIDANTI
sostanze che contrastano la formazione dei radicali liberi; alcune di essere
vengono sintetizzate dall'organismo (solitamente sono enzimi), mentre altre
vengono assunte attraverso gli alimenti (vitamina - C, E, beta-carotene e
sali minerali - selenio, zinco, cadmio).
BEVANDE
la principale via per reintegrare gli elementi nutritivi (acqua, sali,
vitamine, energia), che si perdono durante l'esercizio fisico. Si possono
dividere in:
ipertoniche - la cui
concentrazione in particelle (prevalentemente costituite da carboidrati e
sali minerali) determina una pressione osmotica (cioè un'attrazione di
liquidi) superiore a quella del plasma; richiedono tempi lunghi di
assimilazione a livello intestinale;
ipotoniche - la cui concentrazione in
particelle determina una pressione osmotica inferiore a quella del plasma;
sono le più rapide da assimilare a livello intestinale;
isotoniche - la cui concentrazione in
particelle determina una pressione osmotica uguale a quella del plasma;
vengono assimilate in modo mediamente rapido.
CARBOIDRATI
elementi basilari per la nutrizione dell'uomo, soprattutto per l'energia che
essi forniscono. Si dividono in complessi, cioè a lunghe catene di glucosio
(come gli amidi di pasta, riso, pane, patate, dolci) e in semplici,
costituiti da uno o pochi monosaccaridi (come il saccarosio - lo zucchero da
cucina - il fruttosio, il miele, la marmellata).
DIFESE IMMUNITARIE
sostanze su base proteica che il nostro organismo produce per proteggersi
dalle malattie: aumentano in conseguenza dell'attività fisica moderata, ma
possono diminuire sensibilmente in chi conduce una vita intensa.
FIBRE ALIMENTARI
fanno parte della famiglia dei carboidrati, qualcuno le chiama
impropriamente crusca, che è la parte esterna del chicco di grano; esse non
vengono assimilate durante la digestione.
Quelle dette insolubili regolarizzano il transito intenstinale degli
alimenti, mentre quelle solubili modulano l'assorbimento di zuccheri e
grassi,
FRUTTOSIO
carboidrato semplice (monosaccaride) presente nella frutta; non provoca
brusche variazioni della glicemia, nè dei livelli di insulina nel sangue;
ideale per le persone attive e gli sportivi.
GLICEMIA
livello del glucosio nel sangue
GLICOGENO
forma nella quale i carboidrati assunti con l'alimentazione vengono
trasformati e depositati come carboidrati complessi (tipo l'amido) nei
muscoli e nel fegato, costituendo delle riserve di energia.
GLUCOSIO
carboidrato semplice, che costituisce la forma elementare in cui gli
zuccheri sono presenti nel sangue.
INSULINA
ormone prodotto dal pancreas; viene rilasciato quando aumenta sensibilmente
la glicemia, in quanto la principale funzione di questo ormone è quella di
riportare il tasso di glucosio ematico a valori normali.
MALTODESTRINE
carboidrati costituiti da catene di varia lunghezza di monosaccaridi; le più
semplici vengono assimilate rapidamente, mentre le più complesse richiedono
tempi di assimilazione più lunghi, per cui si fornisce all'organismo
"carburante" per diverse decine di minuti.
MONOSACCARIDI
carboidrati semplici costituiti da una singola molecola (glucosio,
fruttosio); il saccarosio, il comune zucchero da cucina o del bar, essendo
formato da una molecola di glucosio e da una di fruttosio, è un disaccaride
(cioè composto da due molecole).
NUTRIENTE O PRINCIPIO NUTRITIVO
sostanza chimica semplice che si trova negli alimenti, necessaria
all'organismo per le sue funzioni vitali. Sono nutrienti gli aminoacidi
(costituenti delle proteine), i monosaccaridi (per esempio il glucosio o il
fruttosio, costituenti dei carboidrati), gli acidi grassi (che si trovano
nei lipidi), le vitamine, i sali minerali e l'acqua. I nutrienti si trovano
negli alimenti in forma complessa (proteine, lipidi, polisaccaridi, cioè i
principi alimentari), per cui non possono essere utilizzati come tali
dall'organismo, ma devono prima essere digeriti.
NUTRIENTE ESSENZIALE
nutriente che si deve trovare nella dieta in una data quantità, dal momento
che l'organismo non è in grado di fabbricarlo da solo o non riesce a
fabbricarne a sufficienza; i nutrienti essenziali sono alcune decine: una
decina di aminoacidi, alcuni acidi grassi, le vitamine, i sali minerali,
l'acqua.
PEROSSIDAZIONI
reazioni causate dai radicali liberi: per esempio, l'irrancidimento dei
grassi implica questi processi, che in modo analogo avvengono anche nel
nostro organismo.
RADICALI LIBERI
atomi o frammenti di molecole fortemente reattivi (l'ossigeno è uno degli
elementi che si può trasformare in radicale libero); essi attaccano
prevalentemente le membrane delle nostre cellule, danneggiandole e sono tra
i principali responsabili dell'invecchiamento.
SACCAROSIO
carboidrato semplice, il comune zucchero da bar o da cucina, che altera
facilmente la glicemia e i livelli di insulina nel sangue.
TURN OVER PROTEICO
processo di catabolismo (consumo) e di anabolismo (costruzione) delle
proteine; esso aumenta soprattutto al termine dell'esercizio fisico, quando
le strutture proteiche danneggiate dal lavoro fisico vengono allontanate e
l'organismo procede alla loro sostituzione attraverso la sintesi di nuove
proteine.
VALORE BIOLOGICO
qualità che determina l'affinità di una proteina per il nostro organismo e
dipende dal tipo di aminoacidi che la compongono; le proteine di origine
animale (latte, uova, carni) hanno un valore biologico superiore quelle che
derivano dai vegetali.
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